Baccio Bandinelli, un grande trascurato dalla storia. Una mostra a Firenze

Baccio Bandinelli: scultore e maestro (1493-1560) Firenze, Museo Nazionale del Bargello: 9 aprile – 13 luglio 2014. La mostra è a cura di Detlef Heikamp e Beatrice Paolozzi Strozzi

Con riluttanza Giorgio Vasari ne ammette la grandezza, vede l’ammirazione e l’antipatia dei suoi contemporanei, la giusta fama nel ‘600 e nel ‘700 e l’immeritato oblio nei secoli successivi. La sua sfortuna più grande? Avere tra i rivali più accesi Michelangelo Buonarroti. Al Museo Nazionale del Bargello si prova a porre rimedio aprendo oggi la prima mostra monografica dedicata a Baccio Bandinelli (1493-1560) “una mostra ricolma di scoperte e di sorprese – come dovrebbe essere ogni mostra fondata su studi e ricerche – che riposiziona il cavalier Bandinelli nella costellazione dei massimi scultori della straordinaria Firenze del Cinquecento“, assicura la soprintendente Cristina Acidini.

Sono le celebrazioni per Michelangelo, nel 450mo anniversario della morte, a offrire lo spunto alla mostra su Bandinelli, piccola provocazione per affermare la grandezza dell’artista nell’ambito della scultura della Maniera. Un grande artista che lavorò per Papi e duchi, assicurandosi commissioni importantissime, “universale artefice”, secondo il Vasari, che pure lo detestava, ma che pure ne scrive nelle Vite una lunga biografia (dopo quelle di Michelangelo, Raffaello e la propria) e che è quasi costretto ad ammetterne il valore, “terribile di lingua e d’ingegno”.

IL PERCORSO

La parte iniziale e più rilevante della mostra è ambientata nella Sala di Michelangelo, perché tutte le opere lì esposte hanno a che fare con Bandinelli: quelle dei suoi maestri, come Michelangelo e il Rustici; quelle dei suoi coetanei, come Jacopo Sansovino, il Tribolo e il Cellini, suo eterno nemico; quelle dei suoi allievi, come Vincenzo De Rossi e Bartolomeo Ammannati; infine, quelle del suo successore alla corte granducale, il Giambologna. E così accanto alle opere in esposizione permanente, ecco un’antologia di opere raccolte in via temporanea. Il Bacco, il Tondo Pitti e il Bruto di Michelangelo, che accolgono il visitatore, come premessa al racconto di una vita, dominata dall’aspirazione a superare i vertici espressivi e la fama raggiunti dal Buonarroti, che proietterà su di lui la sua ombra fino alla fine. Così il culto di Michelangelo – allora come oggi – spiega la freddezza se non l’acrimonia  della critica verso il  ‘rivale’ Bandinelli, che solo ultimamente registra l’avvio di una riabilitazione.

Superata la premessa, il percorso della mostra gli esordi di Baccio, dagli esercizi di disegno nella bottega orafa del padre Michelangelo di Viviano, opere ispirate ai maestri del ‘400, all’eccellenza raggiunta, ancora giovanissimo, nel superare nel disegno coetanei come il Rosso, il Pontormo, Jacopo Sansovino.  Bellissimi disegni, quasi sconosciuti arrivano dalla collezione degli Uffizi, a dimostrare come il passo successivo di Baccio verso l’ambizione di diventare un artista “universale” sia cresciuta passando dalla pittura, ma le prove sono deludenti, per un così celebrato “disegnatore”. Ha problemi col colore, come conferma la Leda (1512) della Sorbona, unico suo dipinto superstite di questo tempo ed esposta al pubblico per la prima volta.

Il giovane Bandinelli si orienta così definitivamente alla scultura, cui già Leonardo l’aveva incoraggiato anni prima. Che il suggerimento fosse giusto, lo dimostra  il Mercurio del Louvre, dello stesso anno, entrato ben presto nelle collezioni del re di Francia. Ma Baccio vuole “far grande” e così è a Roma, ai capolavori dell’arte antica e soprattutto a Michelangelo che egli lancia la sua sfida ‘titanica’, che lo vedrà sempre sconfitto, criticato spesso fino al dileggio nonostante la protezione dei due papi Medici, Leone X e Clemente VII. Dopo l’exploit fiorentino con l’Orfeo in Palazzo Medici (1519), si susseguono le ‘imprese’ romane: i Giganti di Villa Madama, la copia del colossale Laocoonte antico (oggi agli Uffizi), le Tombe papali in Santa Maria Sopra Minerva, altri grandi progetti incompiuti; poi, finalmente, l’Ercole e Caco, da affiancare al David michelangiolesco sul fronte di Palazzo Vecchio: la commissione più ambita, che riesce a strappare al Buonarroti e che sarà oggetto di secolari derisioni e fonte di infinita amarezza per Bandinelli.  Immagini in video, mostrano al visitatore tutte le opere monumentali realizzate da Baccio nel corso della sua vita.  Spiegano perché all’insediarsi di Cosimo I, l’artista sia stato scelto come scultore ufficiale della corte e come ritrattista del duca, insieme al Bronzino: in mostra, il raffinato busto marmoreo di Cosimo I è posto accanto al ritratto del Bronzino (della Galleria Sabauda), a sottolineare l’affinità dei due artisti e l’ascendente di Baccio sul pittore; e ancora a diretto confronto, i due grandi busti bronzei che raffigurano Cosimo in armi: l’uno di Baccio, l’altro di Benvenuto Cellini. Alla metà del secolo, Bandinelli si aggiudica le più importanti commissioni fiorentine:  gli arredi scultorei della Sala dell’Udienza in Palazzo Vecchio e del Coro della Cattedrale. Per quest’ultimo, il Bandinelli immaginò un insieme grandioso e rivoluzionario, anche dal punto di vista dottrinario: in mostra, accanto ai candidi marmi dellAdamo e Eva, – scandalosamente nudi – una serie di rilievi di Profeti dal recinto del coro dimostrano nella “varietà” delle pose tutto dell’ingegno di Baccio. Il percorso della sala si conclude con la ricostruzione (attraverso tutte le opere originali) della “stanza” di Palazzo Vecchio in cui il duca Cosimo volle riunite le più belle figure ‘moderne’ : e qui  il Bacco di Bandinelli torna a confrontarsi col David-Apollo di Michelangelo, col Bacco di Jacopo Sansovino e col Ganimede del Cellini.

In mostra anche  ‘modelli’ preparatori – come il San Girolamo  tratto da una cera giovanile perduta (da Dresda) e la cera originale appena scoperta del Nettuno per la fontana di Piazza della Signoria (da Montpellier) – e i bronzetti . La mostra si conclude con la terza sala che raccoglie i Ritratti, gli Autoritratti e le “invenzioni” di Baccio Bandinelli  primo fondatore, a Roma, di un’ “Accademia” per giovani artisti. Cultore del suo nobile aspetto, barbuto come un filosofo antico, Baccio si ritrasse più volte nel corso della vita: in bassorilievi marmorei  (esposti tre degli esemplari più belli), ma anche in una vivissima testa in terracotta, “parlante” e imperiosa (da Oxford). Dominano nella sala, due dipinti che lo ritraggono, da giovane e da vecchio. Il primo è la replica più fedele e più antica di quello che gli fece Andrea del Sarto, quando lui aveva poco più di vent’anni e tentava inutilmente di carpire ad Andrea i segreti del colore; il secondo – prestito eccezionale dell’Isabella Stewart Gardner di Boston – è il grande Autoritratto a figura intera e in veste di cavaliere di San Jacopo, l’onorificenza concessagli nel 1530 dall’imperatore. 

<<Vorremmo che dalla mostra uscisse appunto un “ritratto a figura intera” del Bandinelli artista, quanto più possibile oggettivo: eliminando tutte le ridipinture e le ombre troppo rimarcate, che la tradizione vi ha aggiunto per dar più luce ai suoi ‘nemici’, Michelangelo e Cellini>> chiosano i curatori. www.unannoadarte.it

 

 

 

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