Artissima, la novità è One Torino

Ha compiuto vent’anni e si riappropria del titolo di fiera d’arte contemporanea più importante d’Italia. A Torino è tornata Artissima, edizione a cifra tonda, la seconda diretta da Sarah Cosulich Canarutto, in programma all’Oval di Torino fino a domani.

Centonovanta gallerie selezionate, sessanta quelle italiane per trentasette diverse nazioni rappresentate, dodici delle quali in arrivo per la prima volta al Lingotto. Un concentrato di caleidoscopio artissima (2)tendenze e “storia” diviso in cinque sezioni. Dalla main section alle new entries, dai progetti di livello museali di Back to future, la sezione riservata agli artisti attivi tra gli anni ’60 e ’70, allo spazio dell’editoria d’arte, l’offerta per il visitatore attraversa generi e tempi: installazioni, pittura, videoarte, performance, fotografia… ed a quest’anno anche un festival di musica elettronica, ma non è tutto, accanto al programma consolidato di eventi e incontri, la fiera amplia il proprio orizzonte temporale attraverso la rassegna One Torino, che vede cinque curatori stranieri al lavoro in altrettanti spazi iconici, teatro di collettive che accolgono i nomi più interessanti della scena contemporanea.

 

ONE TORINO

 

Fino al 12 gennaio 2014, edizione numero uno della rassegna espositiva ideata e prodotta da Artissima in collaborazione con le maggiori istituzioni d’arte contemporanea della città ha invitato sette affermati curatori internazionali a realizzare progetti al Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, GAM Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Fondazione Merz e Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, al Palazzo Cavour, splendido esempio di barocco piemontese, che ospita uno dei punti focali della rassegna mettendo in luce la città e la sua capacità di unire la propria identità storica a quella contemporanea.

 

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S’intitola Repertory l’allestimento di Palazzo Cavour a cura di Gary Carrion-Murayari, (curatore del New Museum of Contemporary Art, New York), è una grande mostra collettiva che riunisce quindici importanti artisti internazionali ponendoli in relazione con la straordinaria architettura barocca dello storico edificio nel centro di Torino. Il progetto espositivo si divide tra scultura, pittura, fotografia, film e installazioni di artisti storici, quali Ericka Beckmann, Heidi Bucher, David Haxton, Andreas Schulze e di artisti più giovani come Steven Claydon, Isabelle Cornaro, Elad Lassry, Christian Mayer, Arthur Ou, Karthik Pandian, Carmelle Safdie, Erin Shirreff, Sue Tompkins, e Andro Wekua.

Il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea presenta illy Present Future Award Exhibition  a cura di Andrew Berardini, Gregor Muir, Beatrix Ruf. L’esposizione riunisce in un unico percorso curatoriale i tre vincitori ex aequo del Premio illy Present Future 2012: Naufus Ramírez- Figueroa (Guatemala), Vanessa Safavi (Svizzera), e Santo Tolone (Italia), presentando opere per la maggior parte inedite e prodotte per l’occasione con un percorso appositamente studiato per mettere in dialogo i tre artisti attraverso rimandi, riprese e giustapposizioni, invadendo gli spazi in modo condiviso.

 

Alla GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Ideal Standard Formsa cura di Anna Colin. Nella project-room della GAM la curatrice mette in dialogo le opere dell’artista inglese Edward Allington (Troutbeck Bridge, Cumbria, 1951), dell’argentino Pablo Bronstein (Buenos Aires, 1977) e del britannico Matthew Darbyshire (Cambridge, 1977). Attraverso un percorso monumentale di edifici e sculture iperbolici, Ideal Standard Forms offre una serie di incursioni esplorative nello spazio pubblico, nel concetto di cittadinanza e in quello di riproducibilità culturale.

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Alla Fondazione Merz, Ways of working: the incidental object a cura di Julieta González. Primo capitolo di un progetto che esamina il modo in cui gli artisti si sono rivolti al tema del lavoro, della manodopera, dell’alienazione e della produzione, dal ventesimo secolo sino ai giorni nostri. Partendo dai diversi approcci al lavoro e all’economia di una selezione di artisti storici ed emergenti, ways of working pone domande relative al fallimento delle utopie socio-economiche del recente, e non solo recente, passato.

In questo primo capitolo, come indica il titolo, è l’oggetto ad assumere il ruolo di protagonista. La mostra presenta un gruppo di opere seminali degli anni Sessanta e Settanta di artisti leggendari quali Stuart Brisley, che nel cortile della Fondazione ripropone la monumentale installazione Poly Wheel (1970), composta da 212 sedie Robin Day; Enzo Mari, con la sedia democratica costruita con le istruzioni di Autoprogettazione; l’opera di Mario Merz A Real Sum is a Sum of People (1972); Charlotte Posenenske, con una serie di Reliefs, e Mladen Stilinović con Exploitation of the Dead.

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Alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Veerle a cura di Chris Fitzpatrick. Non è una mostra, bensì l’apertura su una serie di mostre collettive simultanee, in costante evoluzione. I dispositivi messi in gioco da questo inedito esperimento espositivo propongono non solo opere d’arte tangibili, ma anche racconti orali, gossip, materiali stampati, contenuti web, visite guidate e performate della mostra, screening di un giorno e interventi in spazi residenziali del quartiere. “Veerle” è un nome olandese di persona, scelto per riunire in una singola, distinguibile corporalità qualcosa di molteplice, di vasta portata. Inserendo una serie di opere all’interno di una conversazione e mettendo una serie di conversazioni in dialogo con le opere, Veerle produce continuamente qualcosa di nuovo.

È dunque un progetto che gioca in tutto e per tutto con l’idea di mostra, di luogo, di tempo e di formato, mischiandone gli elementi, ma utilizzando sempre gli stessi oggetti e operazioni degli artisti. Gli oggetti non si muovono fisicamente, ma l’orientamento del visitatore è continuamente spostato, reindirizzandone l’attenzione L’evento riunisce i lavori di un gruppo di artisti appositamente invitati per l’occasione e opere presenti nella collezione della Fondazione: Federico Acal, Nina Beier, Goda Budvytyte, Liudvikas Buklys, Frank Chu, Trisha Donnelly, Peter Fischli & David Weiss, Ceal Floyer, Isa Genzken, HalfLifers (Torsten Zenas Burns & Anthony Discenza), Euan Macdonald, Mahony (Andreas Duscha, Stephan Kobatsch, Clemens Leuschner, Jenny Wolka), Eva Marisaldi, Giovanni Oberti, Julie Peeters, Post Brothers, Rosemarie Trockel, Anne-Mie Van Kerckhoven, ed Erik Wysocan interagiscono tra loro, operando su mostre diverse per titolo, configurazione spaziale, cornice temporale, logica organizzativa e significati da analizzare.

(a cura di ad)

 

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