Arti decorative. Tesori dell’Ermitage a Torino

“Il Collezionista di Meraviglie. L’Ermitage di Basilewsky”. Dal 7 giugno al 13 ottobre 2013
Palazzo Madama, Torino

La raccolta di arti decorative del conte Alexandre Petrovič Basilewsky (1829-1899) era valsa al nobile l’appellativo “di roi des collectionneurs”, ed era una principali attrattive di Parigi, punto di riferimento per artisti, conoscitori e amatori d’arte.  La raccolta spaziava dal IV secolo alla metà del Cinquecento, andava da Bisanzio alla Spagna, dalla Francia alla regione del Reno e della Mosa fino all’Italia. Le rarità non si contavano: esemplari della prima arte cristiana, preziosi oggetti del Medioevo e del Rinascimento europeo: oreficerie, avori, smalti, vetri, ceramiche, tessuti, arredi lignei, provenienti da altre collezioni prestigiose o acquistati direttamente da monasteri e chiese in Francia, Austria, Svizzera, Italia.

Nato in Ucraina da una nobile famiglia di proprietari terrieri e uomini d’arme, Basilewsky si era trasferito a Parigi negli anni Sessanta, come membro del corpo diplomatico dopo aver prestato servizio in India, Cina e a Vienna. Determinante, per il nascere della sua passione fino ad allora dedicata alle armi orientali, fu l’incontro con il principe Soltykoff, raffinatissimo raccoglitore di arte medievale, mentre suoi consiglieri per gli acquisti divennero Alfred Darcel, futuro direttore del Musée de Cluny, e il critico Edmond Bonnaffé.

La casa di Basilewsky, a Parigi

La casa di Basilewsky, a Parigi

imageMa ad un punto della storia, il destino del ricco Basilewsky mutò e questi fu costretto a mettere all’asta la sua mirabile collezione. Siamo nel 1885, e lo Zar Alessandro III decise d’intervenire acquistando in blocco la prestigiosa raccolta, di oltre 800 pezzi, al prezzo esorbitante di sei milioni di franchi. Ne evitò la dispersione, ma quando i destini della Russia mutarono, un quarto di secolo dopo, la prestigiosa collezione, conservata all’Ermitage di San Pietroburgo, si ritrovò nuovamente in pericolo. Negli anni tra il ’32 ed il ’33 del ‘900, piena epoca stalinista, i conservatori del museo provarono invano a impedirne lo smembramento e la vendita di una trentina dei preziosissimi oggetti che finirono per andare ad arricchire le collezioni d’arte medievale e rinascimentale del Rijksmuseum, del Vitoria e Albert museum, del Metropolitan e della collezione del barone Thyssen, di altri se ne sono perse definitivamente le tracce. All’Ermitage rimase comunque un tesoro prezioso di centinaia di manufatti antichi, ed oggi, circa 90 di questi sono ritornati nell’Europa occidentale, a Torino per la mostra “Il Collezionista di Meraviglie. L’Ermitage di Basilewsky” curata da Enrica Pagella e Tamara Rappe in quel Palazzo Madama divenuto uno dei punti di riferimento internazionale delle arti decorative.

 

Tra i capolavori prestati ci saranno alcune opere già inserite nella lista di vendita dal “Commissariato popolare per la Cultura del governo sovietico” e che restarono all’Ermitage solo grazie alle preghiere, alle trattative, alle astuzie dei suoi conservatori, consapevoli del loro valore artistico e culturale. Tra queste, l’Acquamanile a forma di cacciatore a cavallo, opera renana dell’inizio del Duecento, o la strepitosa Cassetta reliquiario di Santa Valeria, protomartire dell’Aquitania: una delle più famose opere in smalto limosino del XII secolo, forse realizzata nel 1172 in occasione dell’investitura ducale, proprio a Limoges, di Riccardo Cuor di Leone.

 

D’epoca medievale anche l’Olifante con medaglioni raffiguranti animali, un corno da caccia o da guerra in avorio realizzato a partire da una zanna d’elefante, probabilmente eseguito in una bottega siciliana che vantava artigiani provenienti dall’Oriente (XI-XII sec.) e la statua-reliquario di Santo Stefano primo diacono cristiano, del XII-XIII secolo. Si tratta di un esempio eccezionale di questa tipologia, che di solito prevede statuette di piccole dimensioni, mentre in questo caso l’opera raggiunge quasi 50 cm. Il reliquiario è inoltre impreziosito da una gemma intagliata di origine bizantina inserita sulla legatura del libro tra le mani del santo.

Rarissimo e pregevole il Flabellum o ventaglio liturgico, della fine del XII secolo: un oggetto previsto nell’antica liturgia cristiana per scacciare gli insetti dal pane e dal vino consacrati. In rame e argento dorato, con filigrane, smalti champlevè policromi e pietre preziose, è forse di ambito renano o mosano, un capolavoro dell’oreficeria romanica. Nella sezione rinascimentale troviamo alcuni superbi pezzi di Limoges realizzati da Pierre Reymond e alcune maioliche urbinati tra le quali la Coppa con raffigurazione di re: una delle sole cinque opere che risultano firmate da Nicola da Urbino, considerata la prima maiolica del Maestro datata (1521) e il primo esempio in cui Nicola ricorre alle composizioni di Raffaello. Pezzi d’eccezione della ceramica francese, di cui Basilewsky fu tra i primi collezionisti, sono infine le cosiddette “faiences de Saint-Porchaire” e le ceramiche di Bernard Palissy e della sua cerchia. E qualcuno le chiama ancora “arti applicate”. (www.palazzomadamatorino.it ) (g.m)

 

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