Antonello da Messina, aspettando la grande mostra al Mart

Antonello da Messina 05 ottobre 2013 / 12 gennaio 2014. A cura di Ferdinando Bologna e Federico de Melis. L’altro ritratto 05 settembre 2013 / 11 gennaio 2014. A cura di Jean-Luc Nancy. Un artista del passato dalla straordinaria modernità e una mostra sul presente e su un genere, il ritratto, alla ricerca di un nuovo linguaggio. Due mostre e una riflessione comune nell’eccezionale autunno del Mart di Rovereto

Non basta un nome di richiamo per fare di una mostra una grande mostra e questo al Mart lo sanno bene, alle cosiddette mostre civetta, preferiscono esibizioni piene di sostanza, bella scoperta, direte, chi non vorrebbe una sfilata dei capolavori di Antonello in casa, basta averne le possibilità. Il Mart ci è riuscito, e, facendo appello alle collaborazioni e a prestigiosi prestiti internazionali; i ritratti pieni di psicologia e “sicula malizia” del maestro rinascimentale, faranno del museo di Rovereto una delle mete imperdibili dell’autunno. E siccome l’avventura del Antonello Portrait of a Manritratto è una storia senza fine, considerando che il mistero più intrigante d’ogni tempo resta l’animo umano e la sua possibilità d’espressione (la sfida è all’inafferrabile), in parallelo una mostra allestita contemporaneamente svela come l’arte del ritratto sia stata affrontata dai contemporanei e come questi si siano inevitabilmente dovuti ispirare al già fatto dei vecchi maestri. La parata è notevole: Vito Acconci, Alberto Giacometti, Gerhard Richter, Lucien Freud, Francesca Woodman, Giulio Paolini, Thomas Ruff, Shizuka Yokomizo e poi Jeff Wall, Mark Lewis, Barbara Probst, Paolo Meoni, Margot Quan Knight, passando per le sperimentazioni di Douglas Gordon e Fiona Tan.  Tutto per
un’indagine culturale sulla rappresentazione visuale del sé e dell’altro, ovvero sulla filosofia del soggetto. Ma andiamo con ordine.

 

ECCO ANTONELLO

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Antonello da Messina (ca. 1430-1479), nasce come Antonello di Giovanni d’Antonio nella città portuale siciliana. Il Regno tardo-medievale di Napoli, che comprende la Sicilia, è governato da Alfonso V. Il monarca aragonese ha sconfitto il suo rivale francese, Renato I d’Angiò, e, dopo aver stabilito la sua egemonia sul sud Italia, dà il via all’edificazione di una sua impronta: a Napoli commissiona la ricostruzione di Castelnuovo, ad esempio,  e vi fa inserire quel monumentale arco trionfale che celebra il suo ingresso in città.   Alfonso nel 1442 s’impadronisce di un regno che il “buon Renè” aveva aperto ai gusti artistici del nord europeo e ai mercanti veneziani; portandovi la sua preferenza angioina per lo stile provenzale tardo gotico. Alfonso, invece, manifesta una spiccata predilezione per gli albori dell’arte fiamminga e spagnola. Insieme con uno spiccato interesse per quella rinascita romana e toscana che si sta imponendo sulla Penisola. L’esito è che tra Napoli e la Sicilia, con la benedizione della corte umanistica di Alfonso, il periodo è fervido di incroci e contaminazioni artistiche. E’ così che ha inizio la transizione culturale del regno napoletano dal tardo Medioevo al Rinascimento ed è respirando quest’aria che Antonello da Messina impara l’arte della pittura ad olio e si afferma come uno dei pittori più brillanti del Quattrocento.

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Le sue composizioni fantasiose, caratterizzate da influenze francesi e fiamminghe, restano insuperate, almeno nel Sud. La scarsa documentazione disponibile sulla formazione di Antonello rivela che fu apprendista, a Napoli, di Niccolò Colantonio tra il 1445 e il 1455. E’ probabilmente durante questo periodo che vede i dipinti di artisti fiamminghi e provenzali. Poi parte per Venezia (1475-1476), è accertato che avrà degli scambi intellettuali con Giovanni Bellini, il primo maestro rinascimentale della Serenissima, quindi torna in Sicilia, dove rimarrà praticamente per il resto della vita, dipingendo molte opere di carattere religioso e dense di umanità (cosa che fa dire a Vittorio Sgarbi che il suo discepolo ideale è il Caravaggio) e, soprattutto, dipinge ritratti. Genere nel quale può rivaleggiare, e primeggiare, con tutti i suoi colleghi del Nord Italia. Sfruttando impostazioni tipiche dell’arte fiamminga (sfondo neutro, posizione di tre quarti), Antonello si riserva una gamma straordinaria di espressioni facciali, i suoi modelli cercano il coinvolgimento dello spettatore, talvolta accennando a sorrisi sornioni, un po’ maliziosi, molto siciliani. Il pittore non solo sembra conoscere la psicologia del modello ma anche quella dello spettatore.

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LA MOSTRA

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Il progetto espositivo, a cura di Ferdinando Bologna e Federico De Melis (con la collaborazione di Maria Calì e Simone Facchinetti), propone un’indagine articolata e uno sguardo sulla figura di Antonello attraverso lo studio degli intrecci storico-artistici e

delle controversie ancora aperte, , e va oltre, concentrandosi sull’analisi dell’intelligenza poetica di un artista “inumano”, come lo definì il figlio Jacobello, che ha saputo cogliere le sfumature psicologiche e le caratteristiche più intime dell’esistere.
Alla mostra concorrono importanti isituzioni, come i musei della Regione Sicilia, la Galleria Borghese di Roma, i Musei Civici di Venezia, la Fundación Colección Thyssen Bornemisza di Madrid, il Philadelphia Museum of Art e il Metropolitan Museum di New York.
La National Gallery di Washington, ad esempio, si priverà per tutto il periodo della mostra roveretana di due opere appartenenti alla collezione permanente.
Saranno inoltre esposte alcune opere non presenti nella recente retrospettiva dedicata a Antonello da Messina come il “Ritratto d’uomo” appena restaurato, proveniente dal Philadelphia Museum of Art, il “Salvator Mundi” della National Gallery di Londra, la “Madonna Benson” custodita nella National Gallery di Washington”.

Till Freiwald - Lotta 2, 2008-2012. Courtesy Galerie Voss, Düsseldorf, Germania

Till Freiwald – Lotta 2, 2008-2012. Courtesy Galerie Voss, Düsseldorf, Germania

 

L’ALTRO RITRATTO  

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Una mostra dedicata al ritratto nell’arte contemporanea si pone sotto la questione: che ne è oggi del genere o della modalità artistica del ritratto?” Da questa domanda il filosofo post-decostruzionista Jean-Luc Nancy parte per quella mostra parallela che indaga il ritratto attraverso tutte le tecniche artistiche, dalla pittura al video e intreccia diverse generazioni: da quelle già storicizzate e attive negli anni Cinquanta, agli artisti emergenti. Nancy è autore di un libro sul ritratto (Il ritratto e il suo sguardo, 2000) divenuto un supporto fondamentale per la critica d’arte. “Al centro del suo esame la reciprocità dello sguardo fra soggetto e spettatore. Nel caso del ritratto, la complessità relazionale aumenta esponenzialmente, fino a comprendere, oltre al rapporto spettatore-opera, la relazione tra artista e modello”.
Seguiranno approfondimenti. (www.mart.trento.it) (a.d)

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