Anselmo Bucci e gli amici di Novecento: in mostra a Fano

La Galleria Carifano, finoal 30 settembre, propone a Palazzo Corbelli un’ampia retrospettiva di Anselmo Bucci (Fossombrone 1887 – Monza 1955), affiancandolo ai suoi “Amici” di Novecento.

Leo Guerra e Cristina Quadrio Curzio, con Alberto Montrasio e Daniele Astrologo Abadal, curatori del percorso espositivo portano in mostra la vivace attività di Bucci attraverso una selezione di dipinti, album e documenti d’archivio inediti, affiancati alle opere di altri protagonisti del Novecento che di Bucci furono amici e compagni di strada: Dudreville, Funi, Malerba, P. Marussig, Oppi, Sironi, oltre a Bonzagni, Egger Lienz, Martini, Mazzolani, Mazzucotelli, Modigliani e Viani Wildt. Rapporti testimoniati da lettere, fotografie, dediche autografe, evidenziati nelle mostre collettive allestite sotto l’egida di “Novecento”.

“Al grande insuccesso tutti resistono. Sovrumano è resistere al piccolo successo” annotava Bucci in un suo famoso Aforisma. Affermazione espressa a ragion veduta, visto che, nonostante l’indubbia qualità della sua pittura e i molti riconoscimenti, non raggiunse il ruolo assoluto che pur legittimamente gli sarebbe spettato nella storia dell’arte del Novecento. Così nella letteratura, ambito quest’ultimo che pur gli fruttò il Premio Viareggio per il suo “Il pittore volante”.

Con i libri, Bucci aveva dimestichezza anche come artista, per l’attività di incisore e illustratore, con esiti magnifici come nell’illustrazione a punta secca del “Libro della giungla” di Kipling. Ma fu anche pittore di guerra, documentando quel secondo conflitto mondiale che gli causò la perdita del suo studio milanese centrato da una bomba. Il primo, invece, lo aveva affrontato in bicicletta e pennello, arruolandosi nel Battaglione Volontari Ciclisti Lombardi con Boccioni, Funi, Martinetti, Sant’Elia, e traendone tavole dal forte impatto emozionale, alcune delle quali in mostra. Tra le due guerre, trovò anche il tempo per fare l’arredatore e il decoratore dei grandi piroscafi che portavano i colori italiani lungo le rotte mondiali e di affrescare il Palazzo di Giustizia di Milano.

“Ama soltanto quello che non sai fare”, afferma un altro dei suoi motti, contraddetto nella realtà dalle sue notevolissime capacità, applicate ad ambiti molto diversi ma sempre con esiti ragguardevoli. A lui si deve, tra l’altro, l’individuazione del nome “Novecento” per indicare il gruppo di artisti che, come lui, erano riuniti intorno a Margherita Sarfatti e Lino Pesaro. Artista e teorico dell’arte, com’è evidente nei suoi scritti per il Corriere della Sera e l’Ambrosiano o nei saggi per La fiera letteraria e Arti plastiche.

Il percorso prende il via dagli esordi e dal periodo marchigiano per proseguire con la stagione francese, fondamentale nella vicenda di Bucci. “Arrivai a Parigi il 1906 e consumai il primo pasto completo nel 1910, la vita si nutre più di incontri che di cibo”, ricorda Bucci. Qui conosce Picasso, Apollinaire, Dufy, Utrillo, si lega d’amicizia con Modigliani, Severini, Suzanne Valadon e Viani e la sua arte assume respiro internazionale. Nel 1907 è accolto dal Salon des Artistes Français, poi al Salon des Indépendants così come al Salon d’Automne del 1909.

Il terzo ciclo s’incentra sugli “Scenari di guerra” e nella fattispecie quelli incentrati sulla Grande Guerra e sul Secondo Conflitto Mondiale. Un genere in cui l’artista ha saputo primeggiare, un vero e proprio war artist. Bucci è tra i fondatori del movimento Novecento. A lui si deve il nome del gruppo, pur tuttavia egli mantenne con esso un rapporto molto critico, tanto da non presentarsi all’inaugurazione della prima mostra, curata dalla Sarfatti alla galleria milanese di Lino Pesaro, inaugurata alla presenza del Duce.

Vi è infine la sezione dedicata agli amici di Bucci. Da una parte il Gruppo di Novecento, nucleo composto da sette artisti dall’altra figure di spicco che hanno intrattenuto con Bucci legami di amicizia e di stima: Bonzagni, Egger Lienz, Martini, Mazzolani, Mazzucotelli, Modigliani, Viani e Wildt.

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