Adrian Paci, quelle vite in transito dal PAC

Adrian Paci: Vite in transito. Per l’artista albanese che dal 1997 ha scelto Milano come sua città adottiva una grande retrospettiva al PAC Padiglione d’Arte Contemporanea, dal 5 ottobre al 6 gennaio 2014. Una mostra a cura di Paola Nicolin e Alessandro Rabottini, attraverso quindici anni della produzione di Paci tra disegno, fotografia, pittura, scultura, video e la sua nuova opera The Column (2013)

Nell’arte contemporanea il senso della narrazione è bene prezioso quanto raro. Adrian Paci, che poco più che ventenne s’è trovato a confrontarsi in prima persona con gli sconvolgimenti politici ed umani prodotti dalla caduta del blocco sovietico; il senso del racconto l’ha messo in campo da subito. Quello che accadeva ad Est negli anni ’90 andava narrato, anche con gli strumenti dell’arte. Indurre una riflessione sociale, offrire una visione sulle mutazioni epocali in atto era per chi maneggiava i media dell’arte un gesto etico (e poetico) al quale l’esordiente Paci non s’è sottratto: l’immigrazione,  il ruolo delle immagini nel racconto delle nostre esistenze, le esperienze personali e culturali sono diventate così il cuore pulsante del suo lavoro. Temi che, passata l’urgenza legata al momento storico, non sono scomparsi dalla sua poetica, ma si sono evoluti. Hanno ampliato i confini del percettibile e della metafora muovendosi verso un’esplorazione di carattere universale sulla perdita, sul movimento delle persone nello spazio e nel tempo, sulla ricerca di un altrove umano e geografico.

La nuova opera filmica di Adrian Paci, The Column s’incastra perfettamente in questi ambiti tematici. Esposta per la prima volta in un’ istituzione italiana e prodotta con il contributo di importanti istituzioni come, tra gli altri, lo Jeu de Paume di Parigi, lo stesso PAC di Milano, il Röda Sten Konsthall di Göteborg e il Trondheim Kunstmuseum di Trondheim è un racconto visionario che descrive l’estrazione di un blocco di marmo da una cava cinese e la sua successiva lavorazione nella forma di una colonna in stile classico. “La lavorazione avviene in mare, per mano di operai che formano un tutt’uno con la scultura, con la quale viaggiano all’interno di una nave-officina la cui destinazione è incerta”. The Column è un’immersione nell’attualità stringente di temi come la de-localizzazione del lavoro, la trasformazione delle tradizioni e il confronto tra le culture, non secondaria è la raffinatezza del linguaggio visivo di enigmatica bellezza. Accanto al film, al PAC sarà ovviemnte esposta la colonna di marmo di cinque metri come elemento scultoreo e insieme elemento narrativo.

 

Eccole allora le Vite in transito che danno il titolo alla mostra. Umanità come nucleo originario di narrazione, immaginazione e speranza, insieme al motivo del movimento costante, dei popoli e della memoria personale, tra la dimensione del vissuto e quella della cultura e della storia. E così ci s’imbatte nei disoccupati silenziosi di Turn On (2004), negli uomini in marcia verso un aereo pronto a decollare in Centro di Permanenza Temporanea (2007); nei volti estatici dei fedeli raccolti di fronte all’icona sacra di PilgrIMAGES (2005), nei lamenti della prefica che celebra il passaggio dalla morte alla vita in Vajtojca (2002) e nell’artista stesso che entra in contatto con il pubblico stringendo ad una ad una le mani dei presenti in Encouneter (2011).  I riferimenti spesso sono importanti: dalla tradizione pittorica alle cinematografie di autori come Pier Paolo Pasolini, del quale troviamo echi nell’opera Electric Blue ( 2010), ma anche Antonioni e Bela Tarr.

In una commistione che travalica media e linguaggi Adrian Paci si dimostra anche prolifico pittore, e se i film possiedono spesso la sintesi visiva propria della pittura, questa assume l’andamento narrativo proprio del cinema, attraverso il frequente ricorso al formato del fotogramma e alla struttura in serie. Al PAC troveremo gli acquerelli di The Wedding, l’affresco su mattoni di Façade, la serie di disegni su carta Passages e le gouaches montate su tela della serie Secondo Pasolini (Decameron) 2007, omaggio alle affinità tra i film del regista italiano e la pittura.

La mostra è arricchita da un contributo di Giovanni De Lazzari (Lecco, 1977), artista formatosi con Adrian Paci durante gli anni del suo insegnamento all’Accademia di Belle Arti di Bergamo. De Lazzari ha concepito un’installazione realizzata con materiali, per lo più inediti, provenienti da una collezione privata di Milano. Raccontano gli esordi della carriera di Paci e approfondiscono la dimensione delle fonti e il loro montaggio all’interno del discorso espositivo. (https://www.facebook.com/pacmilano ) (a.d)

 

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