25 aprile. Ricordando Rodolfo Siviero, 007 dell’arte

Napoli. Per il 25 aprile il Museo di Capodimonte propone un itinerario tra i capolavori trafugati dai tedeschi e recuperati da Rodolfo Siviero, occasione per ricordare lo 007 dell’arte

La Parabola dei ciechi di Bruegel , il Ritratto di fanciulla di Tiziano, l’Antea di Parmigianino, la Madonna del Divino Amore di Raffaello, la Sacra Conversazione di Palma il Vecchio sono solo alcuni dei capolavori di Capodimonte che Rodolfo Siviero (1911 – 1983) recuperò, nel primo dopoguerra dai tedeschi. Esempi di “Arte liberata”, come s’intitola l’iniziativa che propone il museo napoletano in questa giornata della Liberazione (visite alle ore 10 – 12- 18 http://www.polomusealenapoli.beniculturali.it/museo_cp/museo_cp.html )

La Parabola dei ciechi di Bruegel

La Parabola dei ciechi di Bruegel

Il nome di Rodolfo Siviero dovrebbe essere ben impresso nella mente di tutti, il suo ruolo nella salvaguardia del patrimonio culturale italiano durante la Seconda Guerra Mondiale e dopo, andrebbe raccontato ai ragazzi e portato ad esempio per passione, impegno, intelligenza. E sarebbe racconto gradito, perché l’agente segreto Siviero è stato un uomo di grande fascino,

Anni '50, Rodolfo Siviero con un'opera recuperata di Pontormo

Anni ’50, Rodolfo Siviero con un’opera recuperata di Pontormo

oltre che coltissimo, e che non ha esitato ad adoperare metodi rocamboleschi e avventurosi per le sue “operazioni di salvataggio”. Tutto ciò gli valse il soprannome di “007 dell’arte”, perché al suo impegno terrà fede per tutta la vita. E fino alla morte, nel 1983, farà opera di denuncia verso la scarsa attenzione che le istituzioni governative dedicavano al patrimonio nazionale. 30 anni dopo la denuncia rimane valida, purtroppo.

Figlio di un sottufficiale dei Carabinieri, Rodolfo Siviero cresce con l’idea di fare il critico d’arte ma negli anni ’30 diventa agente segreto; aderisce anche al fascismo, salvo poi distaccarsene inorridito dalle leggi razziali e, durante la guerra, dallo stillicidio di opere d’arte compiuto dai gerarchi nazisti con la compiacenza del governo fascista. Con l’8 settembre, quando il furto diventa vera e propria razzia, l’uomo passa all’azione, mette in campo la sua rete informativa e diventa la mente e l’artefice di una serie di operazioni che gli consentiranno di portare in salvo opere di valore incommensurabile.  Dalla casa di Firenze sul Lungarno Serristori tiene i contatti con gli alleati e i partigiani, viene anche arrestato, torturato e poi liberato grazie ad un inganno messo in atto da falsi repubblichini. La sua attività è febbrile.

Nel 1946 a guerra finita, il presidente del Consiglio, Alcide De Gasperi gli riserva il ruolo di “ministro plenipotenziario” con l’incarico di recuperare le opere trafugate. Fino al 1953 Siviero riesce ad ottenere dalla Germania la restituzione di tutte le opere di cui si ha traccia prima e dopo l’8 settembre (e sono centinaia); poi si mette alla ricerca di quelle che ancora risultano mancanti all’appello, come le Fatiche di Ercole di Antonio del Pollaiolo degli Uffizi, e di quelle che in vario modo continuano ad essere rubate ed esportate illegalmente. Nasce la leggenda dello James Bond dell’arte. Dal suo ufficio romano in Palazzo Venezia, Siviero organizza i recuperi servendosi di un’efficiente rete di informatori e muovendosi all’interno della diplomazia europea con abilità e spregiudicatezza. Ma col passare degli anni il suo ruolo viene considerato sempre meno; l’amarezza per la poca attenzione che i governi italiani dedicano al problema del recupero del patrimonio culturale traspare chiaramente dai suoi diari. Il suo ultimo atto sarà la disposizione testamentaria che lega alla Regione Toscana la sua casa e la sua collezione affinché diventino un museo che ricordi i valori per i quali ha combattuto per tutta la vita: “La concezione che le opere d’arte non sono un trofeo destinato ad arricchire le case e i musei dei vincitori delle guerre, ma invece sono un bene inalienabile della identità culturale di una nazione”.

RECUPERI ECCELLENTI

Beato Angelico, Annunciazione

Beato Angelico, Annunciazione

Per ogni recupero una storia degna di essere raccontata, come quella che portò al salvataggio dell’Annunciazione del Beato Angelico, oggi al museo di San Giovanni Valdarno. Siamo all’inizio del 1944 il servizio informativo di Siviero viene a sapere che Goering desidera il capolavoro per la sua collezione e che il Kunstschutz (il servizio nazista incaricato dei trafugamenti) è incaricato di portarlo in Germania. Siviero avverte la Soprintendenza e due frati francescani del convento di Piazza Savonarola a Firenze e fa prelevare e nascondere il dipinto il giorno prima dell’arrivo dei militari tedeschi. Non meno rocambolesco il salvataggio dei quadri di Giorgio De Chirico che l’artista conserva nella sua villa di Fiesole quando è costretto ad abbandonarla per fuggire con la moglie ebrea dai rastrellamenti tedeschi. Avendo saputo che i nazi-fascisti intendono requisire i quadri, Siviero non fa altro che travestirsi da ufficiale di polizia e va con alcuni partigiani a prelevare le opere in anticipo per nasconderle in un deposito della Soprintendenza. E come non ricordare la

discobolo Lancellotti

discobolo Lancellotti

messa in salvo di centinaia di opere degli Uffizi e dei musei fiorentini che, per essere protette dai bombardamenti erano state ricoverate in vari depositi di campagna. Quando i tedeschi arrivano a prelevarle, Siviero organizza un servizio di osservazione lungo le strade che consente di far sapere ai comandi alleati dove, come e quando le opere sono trasportate. Dopo la fine della guerra, vengono così ritrovati facilmente più di 600 capolavori che gli alleati restituiscono a Firenze. Le opere dei musei napoletani, invece, vengono ricoverate nell’Abbazia di Montecassino. Al sopraggiungere del fronte di guerra, nell’autunno del 1943, i militari tedeschi le trafugano trasportandole a nord. Grazie all’intervento del Vaticano parte dei capolavori napoletani si fermano a Roma. Però alcune delle opere più importanti, tra cui la Danae e la Lavinia di Tiziano, arrivano in Germania. La Danae è regalata a Goering per il suo compleanno, la tiene nella sua camera da letto. Con l’intensificarsi dei bombardamenti alleati, nel marzo del 1945 la mette al sicuro, con il resto della sua collezione, dentro le gallerie sotterranee di una miniera di sale a Alt Aussée, nei pressi di Salisburgo. Danae viene ritrovata nel 1945 e trasportata al collecting point di Monaco di Baviera dover rimane fino all’agosto del 1947, quando la missione diplomatica diretta da Rodolfo Siviero ne ottiene la restituzione, assieme a tante altre opere, come l’Apollo di Pompei che Hitler teneva in casa. Siamo già nella seconda fase dell’opera di Siviero, quella diplomatica del dopoguerra ed anche in questo periodo il ministro plenipotenziario di De Gasperi si dimostra straordinario. La restituzione più simbolica di questi anni (siamo nel ’48) è quella del discobolo Lancellotti, straordinaria copia romana del celebre Discobolo di Mirone. Riottenerla fu difficilissimo. Infatti, come

Casa museo Rodolfo Siviero - Firenze

Casa museo Rodolfo Siviero – Firenze

molte altre opere “prelevate” prima dell’8 settembre la statua non era stata trafugata, Hitler l’aveva comprata nel 1937 dal principe Lancellotti per 5 milioni di lire. Trattandosi di opera notificata, la sua esportazione dall’Italia era però vietata, “dettaglio” a cui si ovviò con l’intervento del ministro degli Esteri Galeazzo Ciano e fu così che la statua arrivò in Germania nel giugno 1938. Nel dopoguerra le richieste di restituzione per le opere che i gerarchi nazisti avevano comprato sono difficili da sostenere. Ma Siviero riesce a convincere il Governo Militare Alleato che anche questi capolavori erano stati acquisiti illegalmente grazie alla perversa alleanza tra due regimi tirannici. Ci furono molti ricorsi, contestazioni e ritardi, ma lo 007 vince la sua battaglia e il 16 novembre 1948 il discobolo parte per l’Italia insieme ad altre 38 opere esportate illegalmente tra il 1937 e il 1943.

L’ultimo atto di un’avventura umana straordinaria è stato, nel 1983 la donazione della casa del Lungarno alla Regione Toscana per realizzarvi un museo che una visita la merita tutta (www.museocasasiviero.it ).

(a.d)

 

Tiziano, Danae – Museo di Capodimonte, Napoli) (Copyright MIBAC)

 

 

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